Il gioco d’azzardo italiano vuole ripartire in pompa magna

Che questa settimana sia importante a livello decisionale per l’intero Paese è fuori di dubbio: sta per essere emesso un nuovo Dpcm, effettivo dal 16 gennaio prossimo, che dovrà proporre ed imporre i ritmi delle nostre vite per la seconda parte del mese con restrizioni ulteriori, nuovi sistemi di attribuzione alle varie “colorazioni” dei territori, ma purtroppo non con cambi di valutazione relativamente alla categoria di rischio contagi imputabile ai vari settori. Purtroppo, per quest’ultimo argomento non è cambiato nulla in quasi un anno ed il gioco pubblico, riassunto bene nella guida casino online, e tutte le sue imprese, viene sempre indicato come di rischio medio/alto: cosa che ha portato, come ben si sa, alla conseguenza della chiusura totale di tutti i segmenti del gioco con le ripercussioni economiche, a cascata, sulle varie aziende che hanno deciso di scendere in piazza per far sentire ancora una volta le proprie ragioni, sperando con questa occasione, di essere ascoltate. L’attuale manifestazione che il mondo del gioco vuole organizzare è “tutta rosa”, al femminile, quindi.

Sopratutto per sottolineare che anche le lavoratrici di questo comparto hanno tantissime difficoltà, forse più che in altri settori dove, in ogni caso, la presenza maschile è senza dubbio privilegiata. Dunque, non solo il settore del gioco pubblico subisce attacchi e discriminazioni in relazione ad altri comparti commerciali e di servizi, ma addirittura le sue lavoratrici hanno vita ancor più difficile che in qualsiasi altro settore poiché il gioco d’azzardo, senza dubbio, ha la nomea di essere comparto “difficile e scomodo”. Si può dire che le donne che lavorano quotidianamente (anzi, che lavoravano, visto che le aziende ludiche sono chiuse da più di sei mesi) nell’industria del gaming si trovano in una situazione lavorativa straordinaria, in un comparto evidentemente sottoposto a continue discriminazioni in generale dove non è necessario distinguere se chi vi lavora sia donna od uomo: la discriminazione è perennemente presente e nel caso “rosa” si moltiplica e diventa insostenibile.

Proprio per questo le lavoratrici del settore ludico hanno scelto di scendere in piazza per manifestare “in rosa”, visto oltre tutto che questo è il periodo delle “colorazioni” del nostro Paese se si passa la battuta, in difesa del gioco pubblico fonte da tanto tempo di sostegno per le proprie famiglie, sperando di attirare l’attenzione della politica sul comparto ludico. Quindi, “il gioco in rosa”, accompagnato dall’Associazione Emi Rebus e supportato dall’intera filiera, vuole anch’esso sottolineare la questione sempre più penalizzante della tassazione del gioco, ma special modo quella conseguente ai provvedimenti assunti dalla Presidenza del Consiglio che continuano a tenere le attività ludiche chiuse. E, purtroppo, non si riesce a percepire una via d’uscita per eliminare questa situazione che si teme si protrarrà, se va bene, sino a febbraio: senza dubbio la situazione attuale della curva epidemiologica non lascia aperta, per le attività del gioco, alcuna possibile alternativa.

Ma la situazione è tale che tante imprese non riusciranno a farvi fronte perché le riserve economiche degli operatori sono svanite durante tutto il 2020, anno che è stato portatore di disagi e tracolli di tanti punti di gioco e, di conseguenza, di tanti licenziamenti. Questa protesta potrebbe persino non essere l’unica di questo primo mese del 2021 da parte del settore dei giochi, ma è quella che apre questo nuovo anno che dovrebbe portare l’esito sulle aspettative intense sia del comparto ludico che del nostro Paese. Infatti, in questa settimana si deciderà un Dpcm nuovo che chiarirà chi dopo il 16 gennaio potrà aprire e chi no, chi potrà quindi rialzare la testa e chi invece dovrà “giacere” in attesa di spirare l’ultimo respiro, oppure se tutta l’industria, gioco compreso, dovrà fermarsi di nuovo per un lockdown generale, come si sta concretizzando in altri Paesi spinti anch’essi dal continuo espandersi della pandemìa che ovunque sta trascinando con sé progetti, attività, vittime, economie.

In questa settimana si deciderà anche di protrarre lo stato di emergenza nazionale almeno per l’intera metà di questo nuovo 2021 con tutte le conseguenze che anche tale decisione porterà con sé, rappresentando uno scenario generale che gli imprenditori mai avrebbero voluto vedere e che, senza dubbio, temono molto anche per i propri lavoratori. Per quello che espressamente riguarda il mondo dei giochi e dei gratta e vinci vincenti, però, c’è uno spiraglio di speranza: si sta attendendo la pronuncia del TAR del Lazio, che dovrebbe avvenire il 13 gennaio, relativa ai ricorsi presentati da alcuni operatori del comparto del gioco proprio rispetto all’espressa continuata discriminazione applicata al settore ludico rispetto ad altre attività, forse più a rischio. Con i Giudici che alla presentazione di tali ricorsi, per avere una documentazione esaustiva, avevano richiesto all’Esecutivo l’esibizione dei rapporti del CTS che avevano convinto il Premier all’adozione di misure così assolutamente restrittive.

Ma documentazione che non era stata presentata e così non veniva giustificata praticamente l’imposizione della così lunga ed insopportabile chiusura di tutto il comparto ludico, decisa senza alcun approfondimento. É evidente che questo parere dei Giudici del TAR è destinato ad assumersi il ruolo di futuro protagonista sul tema delle riaperture del gioco pubblico non fosse altro per le ripercussioni politiche che potrebbe provocare. Senz’altro potrebbe invitare l’Esecutivo a qualche migliore riflessione e magari ad un cambio di indirizzo nei confronti della valutazione del rischio “affibbiato” da sempre al settore ludico, facendo valutare anche la sua importanza a livello economico per le casse erariali, qualora le attività venissero aperte pur con tutti i protocolli sanitari restrittivi del caso. E così si spererebbe finalmente di ottenere quel “cambio di marcia” nei confronti della rappresentanza del mondo del gioco che si abbraccia a ciò che si vuole ottenere tramite la anticipata manifestazione “del gioco rosa” davanti a Montecitorio.

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